Protezione UV degli occhi in estate: come scegliere occhiali da sole che proteggono davvero

Fotocheratite, cataratta e il mito delle lenti scure senza filtro: come riconoscere occhiali da sole davvero certificati per proteggere gli occhi in estate.

Protezione UV degli occhi in estate: come scegliere occhiali da sole che proteggono davvero

Il naso ti brucia leggermente nonostante la protezione, hai spalmato la crema ogni due ore come da manuale e le spalle sono ormai abbronzate al punto giusto. Gli occhi, invece, li hai protetti con il primo paio di occhiali trovato sulla bancarella davanti allo stabilimento — quello a otto euro con le lenti a specchio e la scritta "UV400" stampata sull'astina — e non hai controllato altro. Eppure sono proprio gli occhi, insieme alla pelle, i tessuti più esposti ai raggi ultravioletti durante l'estate italiana, e restano quelli che in famiglia ricevono meno attenzione: la crema solare si compra col fattore giusto, si controlla la scadenza, si riapplica dopo il bagno, mentre gli occhiali vengono scelti in pochi secondi guardando solo la forma della montatura.

Perché ad agosto il rischio UV per gli occhi sale davvero

L'indice UV, la scala che ormai compare quasi ogni giorno nei bollettini meteo, misura l'intensità della radiazione ultravioletta che raggiunge il suolo in un dato momento e luogo. Nelle città del Centro-Sud Italia, nelle ore centrali di una giornata di agosto senza nuvole, l'indice supera regolarmente il valore 8 e in Sicilia o in Puglia può arrivare a 10 o oltre, un livello che l'Organizzazione Mondiale della Sanità classifica come "molto alto" e per cui raccomanda protezione rinforzata per pelle e occhi. Tra le 11 e le 16, quando il sole è più alto sull'orizzonte, la quota di raggi UVB che attraversa l'atmosfera aumenta in modo sproporzionato rispetto al resto della giornata. Anche se può sembrare che un cielo velato basti a fermare gli ultravioletti, le nuvole sottili filtrano soprattutto la luce visibile e lasciano passare gran parte dei raggi UV, motivo per cui ci si scotta comunque nelle giornate "grigie" di fine agosto. Cornea e cristallino assorbono la maggior parte di questa radiazione prima che raggiunga la retina, funzionando come un filtro naturale. È un filtro che lavora, si scalda, si irrita, e nel tempo accumula danno esattamente come fa la pelle sotto il sole diretto — solo che nessuno controlla mai se "ha preso troppo sole" negli occhi.

Acqua, sabbia e barca: dove l'esposizione raddoppia

La superficie del mare riflette una parte non trascurabile della radiazione ultravioletta verso l'alto, verso gli occhi di chi sta seduto in barca o disteso sull'asciugamano, e la sabbia chiara fa lo stesso in misura ancora maggiore. Chi passa la giornata su un gommone o su una barca a vela riceve quindi UV da due direzioni contemporaneamente, dall'alto e dal riflesso sull'acqua, con un carico complessivo superiore a quello di chi sta semplicemente su un prato. Pescatori, bagnini e istruttori di vela lo sanno bene, anche se non sempre lo traducono in occhiali adeguati: conta di più, nella percezione comune, l'abbronzatura sul viso.

Fotocheratite: la scottatura della cornea che quasi nessuno riconosce

È una scottatura vera e propria, solo che si prende sulla cornea invece che sulla pelle.

La fotocheratite compare in genere sei-dodici ore dopo un'esposizione intensa e non protetta — una giornata di mare senza occhiali, un pomeriggio in barca con il riflesso continuo sull'acqua, una gita in alta quota dove l'atmosfera filtra meno UV. I sintomi arrivano spesso di sera o durante la notte: dolore acuto, lacrimazione abbondante, sensazione di sabbia sotto le palpebre, fastidio intenso alla luce e, in alcuni casi, visione temporaneamente offuscata. Non è pericolosa nel lungo periodo e di solito si risolve da sola in ventiquattro-quarantotto ore, ma il dolore può essere sproporzionato rispetto a quanto ci si aspetterebbe da "troppo sole", ed è uno dei motivi meno riconosciuti di visite al pronto soccorso oculistico durante l'estate. Chi ne ha già sofferto una volta la riconosce quasi subito la volta successiva; chi non la conosce, invece, spesso pensa a una congiuntivite e perde tempo prezioso prima di rivolgersi a un medico.

Cataratta e pterigio: il danno che si accumula in silenzio negli anni

L'esposizione UV non protetta non lascia solo conseguenze immediate. È un fattore di rischio riconosciuto per lo sviluppo precoce della cataratta, l'opacizzazione del cristallino che con l'età rende la vista progressivamente meno nitida, e per il pterigio, una crescita di tessuto sulla congiuntiva — il cosiddetto "occhio del surfista" — tipica di chi trascorre molte ore all'aperto vicino all'acqua senza protezione adeguata. Non è un rischio che riguarda solo chi lavora all'aperto tutta la vita, anche se resta la categoria più esposta in assoluto: bastano decenni di esposizione ricreativa, weekend al mare dopo weekend al mare per anni, per contribuire ad accelerare processi che comunque avverrebbero con l'età, ma più tardi e in forma più lieve.

Come scegliere occhiali che proteggono davvero (e non solo esteticamente)

La scritta "UV400" sull'astina indica che le lenti bloccano le radiazioni fino a 400 nanometri di lunghezza d'onda, coprendo quindi sia UVA sia UVB, ed è l'indicazione tecnica più importante, più della marca o del prezzo. Da sola, però, non basta: conviene cercare anche la marcatura CE, obbligatoria in Europa per gli occhiali da sole venduti come dispositivi di protezione, e il numero di categoria stampato sulla confezione o sull'etichetta, che va da 0 a 4 secondo la norma EN ISO 12312-1. La categoria 3 è quella consigliata per il mare e le attività estive intense, la categoria 4 è pensata per l'alta montagna e i ghiacciai e non va usata alla guida perché troppo scura, mentre le categorie 0 e 1 sono adatte solo a luce debole o uso serale. Gli occhiali certificati con marcatura CE e categoria 3 si trovano già in farmacia o in ottica a partire da quindici-venti euro, quindi il prezzo da solo non giustifica scelte improvvisate. Vale anche la pena ricordare che il colore della lente, di per sé, non dice nulla sulla protezione UV: una lente chiarissima con filtro corretto protegge più di una lente scurissima senza filtro, perché è il rivestimento chimico a bloccare i raggi, non la quantità di luce visibile che lascia passare. Chi porta lenti a contatto, tra l'altro, non è esente dal problema: le lenti a contatto morbide con filtro UV proteggono solo la parte di cornea che coprono, mai la superficie oculare nella sua interezza, quindi non sostituiscono gli occhiali.

Meglio evitare gli occhiali comprati sulle bancarelle non certificate, anche quando dichiarano UV400 sull'etichetta: senza marcatura CE visibile e senza un produttore tracciabile, quella scritta non garantisce nulla, e una lente scura senza filtro reale può essere peggiore di niente, perché dilata la pupilla — come fa qualsiasi ambiente in ombra — lasciando entrare più raggi non filtrati di quanti ne entrerebbero a occhio nudo. Conviene spendere qualche euro in più in un'ottica o in farmacia, dove la certificazione è verificabile e, se qualcosa non torna, c'è qualcuno da chiamare. Prima di comprare, vale la pena controllare alcuni punti sull'etichetta o sulla confezione:

  • Marcatura CE visibile sull'astina o sulla confezione
  • Categoria di lente indicata (2 per uso quotidiano, 3 per mare e attività estiva intensa)
  • Dicitura UV400 o equivalente "100% protezione UVA/UVB"
  • Le lenti non devono presentare bolle, righe o deformazioni visibili quando le osservi controluce, perché distorcono la visione periferica e affaticano gli occhi anche se il filtro UV è corretto
  • Montatura avvolgente per chi sta molto in acqua o in barca — e poco altro, perché il resto è estetica

Bambini: gli occhi più vulnerabili della famiglia

Il cristallino dei bambini è più trasparente di quello di un adulto e lascia passare una quota maggiore di radiazione UV fino alla retina: un dato riconosciuto in oftalmologia pediatrica, ed è uno dei motivi per cui i pediatri raccomandano occhiali da sole già dai primi anni di vita, non solo cappellini. Gli occhiali per bambini dovrebbero rispettare gli stessi criteri di quelli per adulti — marcatura CE, categoria 3 per il mare, montatura avvolgente — con l'aggiunta di lenti infrangibili in policarbonato, più adatte a chi corre, cade e si toglie gli occhiali dieci volte in un pomeriggio. Anche qui vale una regola semplice: meglio un modello meno alla moda ma certificato, piuttosto che l'occhialino colorato senza filtro comprato al banchetto vicino allo scivolo.

Le ore in cui gli occhiali contano davvero

Non serve indossarli dall'alba al tramonto: tra le 11 e le 16, nelle giornate di sole pieno di luglio e agosto, la protezione fa la differenza reale, mentre nel tardo pomeriggio l'indice UV scende abbastanza da rendere gli occhiali più una questione di comfort visivo che di rischio concreto. Da evitare, invece, l'abitudine di spingerli sulla testa "per un attimo" durante le ore più intense — per guardare il mare, controllare il cellulare, parlare con qualcuno — perché è proprio in quei minuti sparsi, sommati nell'arco di una giornata intera, che si accumula la maggior parte dell'esposizione non protetta.

La prossima volta che sei alla cassa del supermercato davanti allo scaffale degli occhiali da tre euro, gira la stanghetta e cerca la marcatura CE: se non c'è, rimettili al loro posto e aspetta la farmacia più vicina.