Allergia alla parietaria a fine estate: perché a settembre naso e occhi tornano a dare fastidio

A settembre il raffreddore da parietaria torna spesso a sorpresa: ecco perché la sua stagione pollinica è così lunga e come proteggersi davvero.

Allergia alla parietaria a fine estate: perché a settembre naso e occhi tornano a dare fastidio

Hai appena rimesso in ordine gli asciugamani da mare, il raffreddore di Ferragosto è ormai un ricordo, e invece dai primi di settembre il naso ricomincia a colare, gli occhi bruciano e la gola prude come in piena primavera. Non è una ricaduta del malanno estivo, e non è nemmeno l'aria condizionata che improvvisamente ti gioca un brutto scherzo: in molte zone d'Italia, soprattutto al Centro e al Sud, è la parietaria che torna a far parlare di sé. Conviene conoscerla, perché a differenza di altre piante allergizzanti non rispetta affatto il calendario che ci si aspetterebbe da un'erba di campo.

Perché la parietaria ha una stagione pollinica così lunga

La parietaria (in particolare le specie Parietaria judaica e Parietaria officinalis) è un'erba infestante comunissima nel paesaggio urbano italiano: cresce nelle crepe dei muri, sui ruderi, lungo i marciapiedi, ai bordi delle ferrovie e persino nei vasi dimenticati sui balconi. A differenza della betulla, che rilascia il proprio polline in poche settimane concentrate a fine inverno, o delle graminacee, che hanno un picco piuttosto netto tra maggio e giugno, la parietaria fiorisce quasi senza interruzione da marzo a ottobre. Il calo di agosto che molti allergici notano non significa affatto che la stagione sia finita: è un rallentamento fisiologico legato al caldo intenso e alla siccità, che riduce temporaneamente la produzione di polline senza azzerarla. Con le prime piogge di fine agosto e le temperature che si abbassano leggermente, la pianta riprende a fiorire con vigore, ed è esattamente per questo che molte persone che si erano illuse di aver chiuso la stagione allergica se la ritrovano di nuovo addosso a settembre.

Le aree più colpite restano Liguria, Toscana, Lazio, Campania e in generale le regioni centro-meridionali, dove il clima mite consente alla pianta di prosperare quasi tutto l'anno; al Nord la parietaria è comunque presente, ma con concentrazioni polliniche generalmente più basse. Le città, paradossalmente, sono un habitat ideale: i muri vecchi, i cortili poco curati e le zone di degrado urbano offrono alla pianta esattamente le fessure e l'umidità di cui ha bisogno per attecchire, il che spiega perché l'allergia alla parietaria sia percepita da molti come un problema "cittadino" più che rurale.

I sintomi tipici, e come non confonderli con un semplice raffreddore

I sintomi più comuni dell'allergia alla parietaria sono quelli della rinite allergica classica: starnuti ripetuti, soprattutto al mattino o dopo essere usciti all'aperto, naso che cola con secrezione acquosa e trasparente, prurito al naso e al palato, congestione nasale. A questi si accompagna spesso la congiuntivite allergica, con occhi arrossati, lacrimazione, bruciore e quella fastidiosa sensazione di sabbia sotto le palpebre. In una minoranza di persone, soprattutto chi ha già una storia di asma o di bronchite allergica, i sintomi possono estendersi alle basse vie respiratorie, con tosse secca, respiro sibilante o senso di oppressione al torace: in questi casi il consulto medico non è rimandabile.

Come distinguerla da un raffreddore di stagione, senza ovviamente sostituirsi a una diagnosi? Qualche indizio pratico aiuta. Il raffreddore virale in genere dura sette-dieci giorni e tende a peggiorare progressivamente prima di risolversi, con muco che da acquoso diventa più denso; l'allergia da parietaria, invece, si trascina per settimane o mesi con un andamento altalenante, spesso legato alle giornate ventose o alle ore centrali della giornata quando la concentrazione di polline nell'aria è più alta. Il prurito — a occhi, naso, palato — è un segnale tipicamente allergico e quasi mai presente in un raffreddore comune. E se il fastidio si accentua puntualmente uscendo in giardino, tagliando l'erba o passeggiando vicino a un muro antico, il sospetto si rafforza parecchio.

Ridurre l'esposizione al polline: cosa funziona davvero

Eliminare del tutto il contatto con il polline di parietaria è impossibile, visto quanto è diffusa nelle nostre città, ma alcuni accorgimenti riducono in modo concreto la quantità di allergene che respiri ogni giorno. Ecco cosa aiuta davvero, in casa e in auto:

  • Tieni le finestre chiuse nelle ore centrali della giornata, quando la concentrazione pollinica nell'aria è generalmente più alta, e arieggia la casa preferibilmente al mattino presto o dopo un temporale, quando il polline viene abbattuto dalla pioggia.
  • In auto, viaggia a finestrini chiusi e, se il veicolo lo consente, utilizza il ricircolo dell'aria interna nei tratti con più verde o muri antichi ai lati della strada.
  • Cambia i vestiti e fai una doccia dopo essere stato a lungo all'aperto, perché il polline si deposita su capelli e tessuti e continua a rilasciare allergene anche una volta rientrati in casa.
  • Lava lenzuola e federe con una certa regolarità in questo periodo, dato che il cuscino accumula polline nell'arco della notte.
  • Evita di stendere il bucato all'aperto nelle giornate più ventose, perché i tessuti umidi trattengono il polline con particolare efficacia.

Meglio anche monitorare, quando possibile, i bollettini pollinici regionali pubblicati dalle ASL o dalle reti di monitoraggio aerobiologico: sapere in anticipo che ci si avvicina a un picco aiuta a organizzare meglio le giornate, per esempio spostando una corsa all'aperto o una gita fuori porta a un momento con concentrazioni più basse. Da evitare, invece, l'abitudine di tagliare l'erba del giardino proprio nelle ore più calde: il taglio libera nell'aria una quantità di polline e di frammenti vegetali decisamente superiore al normale.

Chi ama correre o allenarsi all'aperto spesso si chiede se debba rinunciarci del tutto in questo periodo. No — non serve arrivare a tanto. Meglio scegliere le prime ore del mattino, prima che il sole scaldi l'aria e faccia risalire il polline dagli strati bassi, ed evitare i percorsi che costeggiano muretti a secco, ruderi o terreni incolti, che sono proprio l'habitat preferito della pianta. Chi soffre di sintomi importanti può anche valutare, insieme al medico, l'uso preventivo di un antistaminico prima dell'attività fisica nei giorni di picco pollinico segnalato dai bollettini.

Quando ha senso parlare con il medico o con il farmacista

Un episodio isolato di naso che cola non giustifica una corsa dal medico. Ma se i sintomi si ripresentano ogni anno nello stesso periodo, se interferiscono con il sonno o con il rendimento a scuola e al lavoro, oppure se compaiono episodi di respiro sibilante o tosse persistente, vale la pena parlarne con il proprio medico di famiglia o con un allergologo. Un test allergologico — cutaneo o tramite prelievo del sangue — permette di identificare con precisione se la parietaria è davvero la causa, distinguendola da altre erbe con stagioni polliniche sovrapposte come le graminacee o l'ambrosia, quest'ultima più diffusa al Nord.

Il farmacista, dal canto suo, resta un punto di riferimento prezioso per la gestione dei sintomi lievi-moderati: antistaminici di ultima generazione, spray nasali a base di corticosteroidi locali o colliri specifici possono essere consigliati anche senza ricetta, con indicazioni personalizzate su dosaggi e durata d'uso. C'è però un aspetto che vale la pena tenere presente: alcuni antistaminici di vecchia generazione causano sonnolenza marcata, un effetto che in chi guida o lavora con macchinari può essere più problematico dei sintomi allergici stessi. Chi soffre già di asma non dovrebbe mai gestire da solo un peggioramento respiratorio legato al polline, perché la parietaria può contribuire a scatenare crisi asmatiche vere e proprie, e in quei casi il piano terapeutico va sempre concordato con lo specialista.

Per chi convive con l'allergia alla parietaria da diversi anni e i farmaci sintomatici non bastano più a garantire una qualità di vita accettabile, l'allergologo può proporre l'immunoterapia specifica, il cosiddetto "vaccino" antiallergico, disponibile in formulazione iniettiva o sublinguale. Non è una soluzione immediata — richiede in genere alcuni anni di trattamento continuativo — ma nella pratica clinica è l'unico approccio in grado di modificare il decorso dell'allergia nel tempo, anziché limitarsi a controllarne i sintomi stagione dopo stagione. La decisione se intraprenderla o meno va comunque valutata caso per caso con lo specialista, insieme alla gravità dei sintomi e all'impatto reale sulla vita quotidiana.

La parietaria a settembre non è una novità che coglie di sorpresa chi la conosce da anni, ma per chi ne soffre per la prima volta può risultare disorientante proprio perché arriva fuori dalla "classica" stagione delle allergie che tutti hanno in mente. Riconoscerla per quello che è — un'erba resistente, presente quasi tutto l'anno nelle nostre città — è già il primo passo per affrontarla con gli strumenti giusti.