Otite del nuotatore: come proteggere le orecchie al mare e in piscina quest'estate

Prurito, poi dolore quando tiri il lobo: l'otite del nuotatore è tra i disturbi più frequenti dell'estate italiana. Ecco come riconoscerla e prevenirla davvero.

Otite del nuotatore: come proteggere le orecchie al mare e in piscina quest'estate

Rientri dalla spiaggia, fai la doccia, e verso sera senti quel prurito fastidioso nell'orecchio che nel giro di poche ore diventa un dolore vero — quello che si accende quando tiri il lobo o mastichi qualcosa di duro. Non è raffreddore, non è mal di gola: è quasi sempre otite esterna, la classica "otite del nuotatore", il conto che orecchie e condotto uditivo presentano dopo giornate intere tra mare, piscina e aria condizionata. A metà luglio, con le spiagge italiane piene e le piscine comunali aperte da mattina a sera, è uno dei disturbi più frequenti negli ambulatori di guardia medica delle località costiere. Eppure si previene quasi sempre con gesti che richiedono due minuti, non attrezzature costose.

Perché l'acqua fa più danni della sabbia

L'acqua che resta intrappolata nel condotto uditivo dopo un bagno crea l'ambiente perfetto per la proliferazione batterica: umido, tiepido, chiuso. I due responsabili più comuni dell'otite esterna sono il batterio Pseudomonas aeruginosa e lo Staphylococcus aureus, entrambi normalmente presenti in piccole quantità sulla pelle e nell'acqua, ma pronti a colonizzare il condotto quando la barriera di cerume viene lavata via da bagni ripetuti nell'arco della stessa giornata. Il cerume, per quanto antiestetico sembri a chi lo pulisce ogni sera con il bastoncino cotonato, mantiene il condotto leggermente acido e proprio per questo ostile ai batteri. Non è dunque "colpa" del mare in sé, né della piscina: è la combinazione di umidità persistente, pH alterato e microlesioni della pelle — magari causate da un bastoncino infilato un po' troppo a fondo — a creare le condizioni ideali per l'infezione. Chi fa il bagno più volte al giorno, chi porta l'apparecchio acustico o gli auricolari per ore, e chi ha già avuto un episodio in passato, parte con un condotto più vulnerabile degli altri.

Mare dopo il temporale, laghi e piscine: dove il rischio cambia davvero

Non tutte le acque sono uguali dal punto di vista del rischio. Le piscine clorate, se gestite correttamente, mantengono una concentrazione di cloro libero attorno a 1-3 mg/litro proprio per limitare la carica batterica, un parametro controllato per legge nelle piscine pubbliche italiane. Il mare, i laghi e i fiumi non hanno questo margine di sicurezza, e la loro qualità viene monitorata attraverso il Portale Acque del Ministero della Salute, che pubblica i dati aggiornati sulla balneabilità di ogni tratto di costa in base al decreto legislativo 116 del 2008. Dopo un temporale estivo, in particolare, la concentrazione di batteri fecali nelle acque costiere può aumentare sensibilmente nelle 24-48 ore successive, per via del dilavamento di terreni e fognature verso il mare — motivo per cui diverse amministrazioni comunali emettono divieti temporanei di balneazione proprio in quella finestra di tempo.

Fare il bagno il giorno dopo un nubifragio, quando l'acqua vicino alla riva è ancora torbida, è probabilmente la scelta peggiore che tu possa fare in vacanza.

I laghi appenninici e prealpini, molto frequentati da chi vuole sfuggire alla calura di luglio, meritano la stessa attenzione: l'acqua ferma o a lento ricambio favorisce la crescita batterica più della piscina clorata, anche quando sembra limpida a occhio nudo.

I segnali che il condotto sta cedendo

Il primo campanello è quasi sempre un prurito localizzato, spesso sottovalutato perché scambiato per semplice acqua residua. Segue, entro qualche ora o il giorno dopo, un dolore che peggiora in modo caratteristico quando tiri il lobo verso il basso o premi il piccolo rilievo cartilagineo davanti al condotto (il trago): è proprio questo test manuale, semplice quanto affidabile, a distinguere l'otite esterna da altri disturbi dell'orecchio. Compaiono poi sensazione di orecchio ovattato, a volte una secrezione chiara o giallastra, e un arrossamento visibile all'ingresso del condotto. Nei casi più avanzati il gonfiore restringe il canale uditivo al punto da ridurre l'udito da quel lato, e il solo appoggiare la testa sul cuscino diventa fastidioso. Attenzione a non confondere tutto questo con l'otite media, quella che colpisce più spesso i bambini dopo un raffreddore: lì il dolore non peggiora tirando il padiglione, e si accompagna quasi sempre a febbre — un dettaglio che aiuta a capire, prima ancora di arrivare dal medico, con quale tipo di infezione hai a che fare.

Come proteggere le orecchie senza rinunciare al bagno

La prevenzione vera sta in pochi gesti ripetuti con costanza, non in prodotti miracolosi:

  • Asciuga il condotto tirando delicatamente il lobo verso il basso e indietro subito dopo essere uscito dall'acqua, così l'acqua residua defluisce da sola invece di ristagnare per ore.
  • Un colpo di asciugacapelli a bassa temperatura, tenuto ad almeno 30 centimetri dall'orecchio per pochi secondi, funziona meglio di qualsiasi asciugamano arrotolato nel condotto.
  • I tappi in silicone modellabile, in vendita in farmacia tra 6 e 12 euro a confezione, si adattano alla forma del condotto molto meglio dei tappi in schiuma da supermercato e restano la protezione più efficace per chi nuota ogni giorno.
  • I bastoncini cotonati vanno evitati quasi sempre: spingono il cerume più in profondità invece di rimuoverlo, e portano via proprio lo strato protettivo che tiene lontani i batteri.
  • Dopo giornate di bagni ripetuti, alcuni farmacisti consigliano gocce a base di alcol isopropilico e acido acetico al 2 per cento, da usare come asciugante — solo però se il condotto è integro, senza dolore né secrezioni già in corso, e comunque su consiglio del farmacista o del medico.

Conviene portare in valigia un flacone di tappi di silicone piuttosto che affidarsi solo all'asciugacapelli dell'hotel: costano meno di un gelato al giorno per l'intera vacanza e riducono il rischio molto più di qualunque rimedio improvvisato letto online. Da evitare, invece, l'abitudine di versare olio d'oliva o altri rimedi casalinghi nel condotto "per sicurezza": non hanno alcuna efficacia dimostrata contro la proliferazione batterica e, se c'è già una piccola lesione della pelle, possono persino peggiorare l'irritazione.

I bambini dei centri estivi e i corsi di nuoto sono più esposti

Chi ha un figlio iscritto a un centro estivo con corso di nuoto, tra luglio e agosto, conosce bene la routine: due o tre ore in acqua ogni giorno, spesso in piscine comunali affollate, seguite da un rientro a casa con i capelli ancora bagnati sotto il cappellino. È esattamente il profilo di esposizione che favorisce l'otite esterna nei bambini, insieme all'abitudine — comprensibile mentre si sistemano zaino e costume in fretta — di saltare l'asciugatura accurata del condotto. Vale la pena chiedere all'istruttore o al bagnino della piscina se distribuiscono tappi auricolari ai più piccoli, cosa che alcune strutture fanno già durante i centri estivi proprio per ridurre i casi di otite segnalati dai genitori a fine stagione. Nei bambini, inoltre, il prurito spesso non viene comunicato subito: tendono a strofinarsi l'orecchio o a scuotere la testa, un segnale che i genitori imparano presto a riconoscere se lo hanno già visto una volta.

Quando conviene andare dal medico

Se il dolore persiste oltre le 48 ore, se compare febbre, se la secrezione diventa densa o maleodorante, o se l'udito resta ovattato per più di qualche giorno, è il momento di rivolgersi al medico di base o a un otorinolaringoiatra — non alla farmacia per un rimedio generico. L'otite esterna batterica si tratta quasi sempre con gocce antibiotiche topiche, spesso a base di ciprofloxacina o in combinazione con cortisone, prescritte dopo una visita che verifica anche l'integrità del timpano. Meglio evitare le gocce avanzate da una vacanza precedente, tenute nel beauty case "per ogni evenienza": il principio attivo giusto dipende dal tipo di infezione in corso, e usare l'antibiotico sbagliato può mascherare i sintomi senza risolvere il problema.

Due minuti di asciugatura dopo ogni bagno, un tappo di silicone in valigia, e l'unica cosa di cui dovrai preoccuparti di portare a casa dal mare quest'estate sarà l'abbronzatura.