Molte persone dormono male e non sospettano del colpevole più ovvio: il caffè del pomeriggio. La caffeina è uno stimolante potente e, soprattutto, lento a smaltirsi. Capire come funziona aiuta a difendere il sonno senza dover rinunciare del tutto al piacere della tazzina.
Quanto resta in circolo
La caffeina ha un'emivita di circa cinque ore: significa che, cinque ore dopo averla assunta, metà è ancora attiva nel corpo. Un caffè preso alle 17 lascia una quota di caffeina in circolo ancora a mezzanotte. Anche chi "si addormenta lo stesso" può avere un sonno più leggero e meno riposante.
L'ora limite
Una regola pratica è non assumere caffeina dopo le 15 o le 16, soprattutto per chi è sensibile o dorme male. Questo vale non solo per il caffè, ma per tutte le fonti:
- Tè nero e verde: contengono caffeina, anche se meno del caffè.
- Bibite di cola ed energy drink: spesso ne sono cariche.
- Cioccolato fondente: una piccola quota, di solito trascurabile.
La sensibilità è personale
C'è chi smaltisce la caffeina rapidamente e chi molto lentamente, per ragioni genetiche. Se bere un caffè dopo pranzo ti tiene sveglio, il tuo corpo ti sta dicendo qualcosa di chiaro. Vale la pena ascoltarlo e anticipare l'ultima tazza.
Le alternative della sera
Per il rito serale restano il decaffeinato, le tisane senza teina o semplicemente un bicchiere d'acqua tiepida. Conservano il gesto rassicurante della bevanda calda senza l'effetto sul sonno. Dopo qualche settimana, molti scoprono di non sentire affatto la mancanza del caffè pomeridiano.